Craft beer e Crafty Beer: Due Definizioni a Confronto

Il crescente successo delle birre provenienti dai microbirrifici ha portato un conseguente interesse da parte di appassionati, ma anche di molti consumatori verso il mondo delle loro produzioni. In realtà, in Italia, rimane ancora poco chiara la definizione di “birra artigianale”, o meglio esiste una definizione indiretta fornita dalla normativa (intervento legislativo del 2016 che ha aggiunto il comma 4bis alla legge 16 agosto 1962 nr. 1354). È stata, infatti, definita la birra artigianale partendo dalle caratteristiche del birrificio artigianale. La conseguenza in Italia è stata il formarsi di due correnti di pensiero, una formata da quelli che si attengono strettamente alla normativa e un’altra che preferisce usare l’espressione “birra artigianale” in modo più morbido e ampio, con confini meno definiti.

Ma cosa succede se andiamo a considerare anche le birre artigianali estere?

Anche qui, la situazione può diventare complessa, in quanto ci si imbatte nell’espressione “Craft beer”.
Vediamo allora più nel dettaglio cosa significa.

Si devono prendere in considerazione molteplici fonti e gli aggiornamenti che subiscono spesso le stesse. Andiamo quindi a considerare l’accezione americana di craft beer: una prima buona “inquadratura” si può avere partendo dalla definizione fornita per i birrifici artigianali dalla Brewers Association.
La definizione classica americana di Craft beer, infatti, si rifaceva alle caratteristiche del birrificio, che doveva essere piccolo, indipendente, tradizionale. Negli ultimi tempi, però, questa definizione ha subito degli aggiornamenti sempre da parte della Brewers Association, che ha definito meglio il campo con una definizione dettagliata anche in termini quantitativi.

craft beer - crafty beer - foto1

Ora, in America, i microbirrifici hanno incontrato un ottimo successo e una crescita con evidenze particolarmente marcate a partire dal 2011. Molte persone hanno evidenziato un sempre maggior entusiasmo nel bere birre prodotte da persone appartenenti alla propria comunità, vicini o amici che fossero. Inoltre, anche gli appassionati del settore hanno cominciato a supportare questi piccoli imprenditori, riscontrando un’ottima soddisfazione nei loro prodotti.Indipendente: può essere tale solo un birrificio che non abbia quote di proprietà superiori al 25 % in mano ad aziende industriali del settore beverage, a meno che queste non siano anch’esse birrifici craft. Quando poi l’associazione americana parla di Piccolo intende birrifici che non superino una produzione annuale di 6 milioni di barili. Infine, l’attributo più complesso: tradizionale. Con questo termine vengono fatti rientrare tutti i birrifici in cui la produzione prevalente è composta di birre dagli aromi ottenuti grazie all’utilizzo di ingredienti tradizionali o dalla loro fermentazione.

Ma allora cosa sono le Crafty Beers vi chiederete?

Eccoci, la storia continua: le grandi industrie birraie, visto l’enorme successo di questi microbirrifici e riscontrati cali di vendite ed dell’interesse verso le lager di massa, hanno pensato bene di voler entrare nel mercato delle birre artigianali. Alcune aziende, allora, hanno cercato di produrne birre simili a quelle dei piccoli produttori, altre hanno pensato di acquisire partecipazioni negli stessi microbirrifici.

Ora, anche rifacendoci alla definizione della Brewers Association, ben sappiamo che se le multinazionali della birra vanno a possedere una quota di maggioranza di questi piccoli birrifici artigianali, le birre che ne risultano non possono essere considerate “craft” bensì “crafty”. Molte persone non sanno, infatti, che se si gustano una Birra Del Borgo, in realtà stanno bevendo una birra che è di proprietà di Anheuser-Bush-InBev, colosso multinazionale statunitense. Insomma, il tentativo di molte grandi industrie del beverage birraio è di creare birre crafty, ossia simili alle artigianali.

Quello che le grandi associazioni della birra adesso vorrebbero e reclamano è che sia espressa maggiore trasparenza sulla provenienza di questi prodotti da parte delle big companies. Il loro consiglio per il consumatore è quello di studiare attentamente il produttore e la provenienza delle birre.

craft beer crafty beer - foto3

Volete conoscere delle magnifiche craft Beer, questa volta inglesi?

Oggi BirraLife vi parla di due splendide birre artigianali inglesi che ha selezionato per voi.

Rapture di Magic Rock
È una birra artigianale inglese, in stile Amber Ale. Di colore ambrato, caratterizzata da sentori di malto di 5 tipologie differenti e da quelli di pino e agrumi.
Si presenta con una bassa corposità e meravigliosa nell’aspetto, grazie alla splendida schiuma bianca. Il sapore richiama i luppoli e il caramello. Presenta un grado alcolico di 4,6°, ma se ne percepiscono di più, rendendola adatta a una degustazione graduale.
La Rapture è perfetta da abbinare a piatti speziati, con carni bianche o da gustare anche con il pesce. È una birra dal carattere deciso, ad alta fermentazione, secca con un retrogusto amaro.

Stout di Moor
È una birra dalle note semplici e dalle tostature asciutte. I tre malti diversi utilizzati per la sua creazione le conferiscono note di crosta di pane, di caffè tostato e di cacao. Il luppolo polacco le dona sapori agrumati, tendenti all’amaro. I trattamenti speciali le conferiscono una morbidezza speciale e sottolineano le caratteristiche dei malti.
La Stout è perfetta in abbinamento ai crostacei e ai formaggi.

Stefano
Autore

Stefano è da sempre appassionato di Birre Artigianali, talmente tanto da trasformare questa sua passione in un lavoro. Insieme a Luca, infatti, è titolare di BirraLife.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *