Brewdog: come vincere con pazzia e andando controcorrente

BREWDOG

Geniale, controcorrente, aggressivo, irritante e, a volte, “oltraggioso”. Tranquilli, non stiamo usando aggettivi a caso, stiamo descrivendo uno dei birrifici più controversi degli ultimi anni: Brewdog!

Questo insolito birrificio scozzese è stato fondato nel 2007 dai ventiquattrenni James Watt e Martin Dickie a Fraserburgh, nell’Aberdeenshire (Scozia). I due amici, stanchi delle solite birre industriali, iniziano a produrre birra artigianale in un garage per soddisfare i loro gusti raffinati. I loro amici e conoscenti rimangono soddisfatti ed entusiasti dalle creazioni dei due, tanto che James e Martin iniziano a vendere le loro produzioni, inizialmente dal retro di un furgoncino. La domanda continua a crescere e i due soci decidono di dedicarsi a tempo pieno alla birrificazione artigianale, aprendo il primo birrificio. In un primo momento la coppia di amici segue un modello di business classico ed inizia a distribuire i loro prodotti tramite i canali tradizionali. Solamente in un anno, Brewdog quadruplica la produzione di birra e una buona porzione di appassionati condivide con James e Martin lo sprezzo per i grandi colossi industriali del settore birrario e supporta la loro missione originale: trasmettere la passione per le craft beer a più persone possibile. È proprio in questo momento che Brewdog si trova a fronteggiare la prima insidia: il Portman Group. L’establishment della birra industriale tenta di far chiudere l’ancora piccolo birrificio scozzese. Ma i due amici dimostrano a tutti per la prima volta il loro carattere spavaldo e impavido e rilanciano la sfida, mettendo sul mercato la birra Tokyo, definendola la birra più forte mai prodotta. L’industria della birra, rappresentata da aziende blasonate come Carlsberg e Heineken, risponde a Brewdog con un’ingiunzione, affermando che era stato violato il codice etico. La risposta di James e Martin non si fa di certo attendere e, dopo una battaglia durata circa otto mesi, il birrificio artigianale scozzese viene prosciolto dalle accuse ed è libero di continuare la sua controversa ed insolita produzione. Forse, anche grazie a questa battaglia tra Davide e Golia, Brewdog riesce a rafforzare il proprio status, in netta contrapposizione alle industrie tradizionali. Sviluppa, infatti, un “modello di business anti-business” (come è stato definito dai due fondatori), che possa non solo diffondere l’apprezzamento per la birra artigianale di qualità prodotta dal birrificio, ma che preveda anche un modello di crowdsourcing, dove gli stessi appassionati detengono una quota dell’azienda, in cambio di sconti e promozioni nei bar e nei locali del birrificio. La prima campagna di crowdfunding di Brewdog, “Equity for Punks”, viene lanciata nel 2009 e riscuote moltissimo successo. Quando la campagna ha inizio, Brewdog conta più di ventinove pub in Gran Bretagna e altre sedici location in altri Paesi del mondo. Nello stesso anno il birrificio mette sul mercato la Tactical Nuclear Penguin, una birra con il 32% di alcol. Ma la follia di James e Martin non si ferma di certo qui: nell’anno successivo esce la Sink the Bismark, una birra con il 42% ABV, che reclama il titolo di birra più forte del mondo (Schorschbräu aveva prodotto la Schorschbock con 40% di alcol). Il 2010 è forse l’anno più pazzo per Brewdog. Non accontentandosi del successo della Sink the Bismark, i due soci danno vita a “The End of History”, una birra con il 55% di alcol, in edizione limitata da 12 bottiglie. Questa insolita birra è stata prodotta con un processo di distillazione a freddo per permettere la separazione delle sostanze con una diversa temperatura di congelamento (in questo caso acqua e alcol). Le bottiglie di questa limited edition super esclusiva, in pieno stile Brewdog, sono state inserite in piccoli animali imbalsamati, scatenando critiche da parte delle associazioni animaliste. Va precisato che gli animali in questione sono tutti morti per cause naturali, come anche gli stessi fondatori hanno affermato.

LA PUNK IPA

Il carattere ribelle ed alternativo di questo birrificio non si manifesta soltanto a livello aziendale, ma influenza anche la sua arte brassicola. Il prodotto di punta è la Punk IPA. Stando alle parole di uno dei due fondatori, è una birra ribelle, che può sfidare lo status quo delle birre britanniche. La Punk IPA rappresenta l’eccellenza delle IPA e omaggia il movimento punk. In puro stile Brewdog è caratterizzata da una combinazione di aromi e sapori insolita ed intrigante, tanto da divenire in breve tempo una birra di fama mondiale. L’unione degli agrumi al luppolo fa della Brewdog Punk IPA un must per tutti gli intenditori e per gli amanti delle craft beer. Appena uscita aveva un 6.0% ABV, che è stato ridotto nel 2010 al 5.6%. Questa birra è una vera e propria avventura attraverso svariati gusti che si susseguono sul palato. All’inizio note di biscotto, per poi passare ad un sapore agrumato e, in ultima, il gran finale: l’amarezza aggressiva tipica del luppolo. La Brewdog Punk IPA ha fatto breccia nel cuore degli appassionati. È una birra particolarmente versatile, i suoi sapori agrumati vengono amplificati dai luppoli di Simcoe, Nelson Sauvin, Ahtanum e Chinook e può essere bevuta in molte occasioni. Si abbina eccellentemente con le carni rosse e con le grigliate, con le carni fritte fa nascere una combinazione esplosiva. La Brewdog Punk IPA, grazie ai suoi sapori unici e taglienti, permette di arricchire il proprio pasto e può essere abbinata anche a piatti orientali, come quelli tipici della cucina thailandese o indiana. Un birra mai banale, che va in compagnia nelle serate primaverili ed estive e che rivoluziona la logica dei sapori delle classiche birre. Bere una Punk IPA è prima di tutto un’esperienza gustativa, un viaggio in un regno di caratteristiche organolettiche uniche. Il carattere beverino di questa birra la rende comunque apprezzabile in ogni situazione e momento dell’anno.

Birralife
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